Guida alla Fisioterapia
Gomito

 

Dolore al gomito

Il gomito è un’articolazione che aiuta a flettere il braccio e a ruotare il palmo della mano: è formato da tre ossa: l’omero, l’osso dell’avambraccio superiore, e le due ossa dell’avambraccio inferiore, cioè il radio e l’ulna.

Le ossa dell’articolazione si muovono grazie ai muscoli, che sono attaccati alle ossa grazie ad appositi tessuti detti tendini.

Le due protuberanze ossee nella parte inferiore dell’omero si chiamano epicondili. I tendini si attaccano all’omero proprio all’altezza degli epicondili.

I tendini e i muscoli attaccati agli epicondili aiutano a estendere il polso e le dita. Se i tendini sono infiammati e fanno male, il disturbo risultante è detto epicondilite laterale o gomito del tennista.

Infortuni più frequenti

Lussazione di gomito

Dopo la spalla il gomito è l’articolazione che si lussa più spesso, e nei bambini con meno di 10 anni è la più frequente in assoluto.

Il meccanismo più comune che produce la lussazione posteriore del radio e dell’ulna rispetto all’omero, è la caduta all’indietro sul braccio con il gomito flesso.

Quando si sospetta una lussazione con frattura, è opportuno effettuare una radiografia. Generalmente si interviene con la riduzione il più precocemente possibile e dopo la manovra di riduzione il gomito viene flesso a 90° e immobilizzato per circa 2 settimane.

In seguito è importante affrontare tutte le fasi della riabilitazione per il recupero funzionale completo.

Patologie croniche

Epicondilite (Gomito del tennista)

L’epicondilite è una tipica sindrome dolorosa che colpisce frequentemente tennisti, golfisti, giocatori di baseball, schermidori.

Se il gomito inizia a far male e non viene curato, può causare perdita di funzionalità e mobilità del braccio.

Le terapie non chirurgiche sono quasi sempre efficaci, si ricorre all’intervento chirurgico solo come extrema ratio.

All’inizio si avverte dolore solo durante l’attività sportiva, successivamente anche a riposo e nella vita di tutti i giorni in semplici gesti quali dare la mano, sollevare una bottiglia o girare una maniglia.

La diagnosi è essenzialmente clinica. Il medico durante la visita sottopone il paziente a test clinici specifici e potrebbe anche richiedere un’ecografia muscolo tendinea o una risonanza magnetica (RMN).
Il trattamento di prima scelta è sempre conservativo. In fase acuta verrà consigliato riposo per circa 20 giorni dall’attività che si ritiene abbia prodotto la sintomatologia, accompagnata da esercizi di stretching e massaggio di scarico. La ripresa graduale dell’attività sportiva potrà avvenire solo dopo rinforzo dei muscoli flessori e della muscolatura della spalla.

Frattura del capitello radiale

Questa frattura è generalmente causata da traumi indiretti, per caduta sull’arto superiore a mano iperestesa e gomito esteso.

Il dolore acuto può indurre una limitazione della articolarità e della forza.

Oltre alla radiografia, in alcuni casi può essere utile una RMN.

Le fratture composte vengono trattate con un tutore rigido per circa 10 giorni. L’inizio del trattamento riabilitativo è fondamentale. Le fratture scomposte vengono spesso trattate con uno splint per due settimane, seguite da mobilizzazione solo in flesso-estensione. Successivamente, dopo controllo radiografico, viene effettuato il completamento della rieducazione.

Frattura omero distale

Sono tipiche dell’infanzia ma si possono verificare anche nell’adulto. Sono causate per lo più da trauma indiretto prodotto da una caduta sul braccio proteso in estensione o da trauma diretto.
Il dolore è intenso e diffuso a tutta l’articolazione. L’intensità del dolore impedisce qualunque movimento, se non una minima flesso-estensione.

La diagnosi si ottiene dopo una radiografia, cui segue l’intervento chirurgico per una precoce ripresa dell’articolarità.